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Quanti borghi fantasma esistono nell’Appennino? Luoghi abbandonati pieni di fascino

📅 23 Agosto 2026✍️ di Claudio Venieri⏱️ 4 min di lettura

L’Appennino è una catena montuosa che racchiude storie affascinanti, tra cui quella dei borghi fantasma che punteggiano le sue pendici. Questi luoghi abbandonati rappresentano testimonianze viventi di come le comunità si siano trasformate nel corso dei decenni, lasciando dietro di sé edifici, piazze e strade che raccontano il passato. La curiosità attorno a questi insediamenti è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, spinti dal fascino per l’esplorazione urbana e dalla riscoperta del patrimonio culturale minore.

Quanti borghi fantasma esistono veramente nell’Appennino?

Non esiste un censimento ufficiale preciso dei borghi abbandonati nell’intera catena appenninica, ma le stime più attendibili parlano di centinaia di insediamenti disabitati sparsi tra Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e nelle zone montane del Meridione. Alcuni studiosi di Spopolamento rurale identificano tra i 150 e i 300 borghi completamente abbandonati, cui si aggiungono altrettanti in avanzato stato di degrado. La variabilità geografica è significativa: le zone più colpite sono quelle della dorsale centrale appenninica, dove l’emigrazione verso le pianure e i centri urbani ha svuotato interi paesi durante il secondo dopoguerra.

In Toscana, particolarmente nella Val d’Orcia e nella provincia di Siena, gli abbandoni si concentrano soprattutto nei piccoli insediamenti montani. Durante gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, migliaia di famiglie hanno lasciato queste terre in cerca di opportunità economiche nelle città, creando quel fenomeno di Esodo rurale che ha trasformato il volto dell’Italia appenninica.

Cosa spinge le persone a cercare i borghi abbandonati dell’Appennino?

Il fascino dei borghi fantasma affascina principalmente quattro categorie di visitatori. Gli appassionati di fotografia urbana trovano in questi luoghi scenari suggestivi caratterizzati da edifici in rovina e dalla lenta conquista della natura sulle strutture umane. Gli storici e i ricercatori sono attratti dalle fonti primarie che questi siti rappresentano per lo studio dell’evoluzione demografica e sociale italiana.

I turisti “dark” e gli esploratori urbani cercano esperienze alternative al turismo tradizionale, mentre crescente è l’interesse di filmmaker e creatori di contenuti che trovano in questi borghi set naturali affascinanti. Non manca nemmeno chi, come succede sempre più frequentemente, cerca in questi luoghi una forma di rivalorizzazione turistica, trasformando alcuni borghi abbandonati in attrazione culturale.

Quali sono i borghi fantasma più accessibili e affascinanti da visitare?

Tra i più celebri e raggiungibili si trovano Civita di Bagnoregio nel Lazio (tecnicamente non in Appennino ma molto vicino), Craco in Basilicata, e nella zona apenninica vera e propria spiccano insediamenti come Roscigno in Campania, completamente abbandonato dagli anni Cinquanta. In Toscana, i borghi semi-abbandonati della Val di Chiana e della provincia di Grosseto rimangono affascinanti mete per escursionisti consapevoli.

La raggiungibilità varia notevolmente: alcuni borghi sono facilmente accessibili via strada, mentre altri richiedono escursioni a piedi di una certa difficoltà. Consiglio vivamente di informarsi preventivamente sulle condizioni di sicurezza strutturale prima di accedere a edifici in rovina. Molti proprietari terrieri locale controllano l’accesso ai loro terreni, quindi il rispetto delle proprietà private è essenziale.

Perché questi borghi vengono abbandonati così completamente?

Le cause dell’abbandono sono molteplici e interconnesse. La prima è senza dubbio l’industrializzazione e l’urbanizzazione del paese durante gli anni Cinquanta e Sessanta, che ha attirato braccianti e contadini verso le fabbriche delle città. La meccanizzazione agricola ha ridotto drasticamente la necessità di manodopera nelle campagne appenninine.

A questo si aggiunge l’insufficiente dotazione infrastrutturale: strade difficili, mancanza di servizi essenziali, difficoltà di collegamento con i centri urbani e scuole poco accessibili hanno spinto alle dimissioni intere famiglie. In alcuni casi, calamità naturali come terremoti o alluvioni hanno accelerato ulteriormente l’esodo. La mancanza di opportunità economiche contemporanee ha reso impossibile il mantenimento della popolazione, creando un circolo vizioso dove la popolazione diminuiva e quindi calava anche l’interesse dei servizi pubblici.

È possibile rigenerare e ripopolare questi borghi abbandonati?

Sì, e alcuni esempi di successo parziale esistono già. Borghi come Civita di Bagno Bagnoregio, pur mantenendo pochi residenti, hanno sviluppato un modello di turismo culturale sostenibile. Altre amministrazioni hanno implementato incentivi fiscali e agevolazioni per attrarre chi desideri insediamenti in piccoli paesi montani. Il lavoro da remoto, accelerato dalla pandemia, ha aperto nuove possibilità per chi desidera vivere lontano dai centri urbani mantenendo un reddito dignitoso.

Tuttavia, la rigenerazione richiede investimenti significativi in infrastrutture, connettività e servizi. Non tutti i borghi hanno lo stesso potenziale: quelli con un patrimonio architettonico notevole o posizionati su circuiti turistici hanno probabilità maggiori di rivitalizzazione rispetto a piccoli agglomerati rurali senza particolari distintivi culturali.

Domande rapide sui borghi fantasma dell’Appennino

Quanto costa visitare un borgo fantasma? Generalmente è gratuito, ma alcuni richiedono permessi o prevedono donazioni volontarie per la conservazione.

Qual è il periodo migliore per esplorare questi luoghi? Primavera e autunno offono il clima migliore e la vegetazione meno invasiva rispetto all’estate.

Serve una guida specializzata? Non obbligatoriamente, ma guide locali possono arricchire l’esperienza con storie e dettagli storici autentici.

Ci sono pericoli nell’esplorazione? Sì: instabilità strutturale, mancanza di protezioni e sentieri non segnalati richiedono prudenza e consapevolezza.

Claudio Venieri

Claudio è cresciuto tra le colline del Mugello e da anni gestisce una piccola locanda di famiglia. Nel tempo libero esplora i sentieri dell’Appennino toscano accompagnando clienti e amici, sempre pronto a condividere aneddoti su itinerari poco battuti e sull’ospitalità delle comunità locali.